DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Facebook   Fede, Speranza e Carità spiegate al CatechismoLast Update: 1/31/2012 10:50 PM
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2/12/2009 3:37 PM
 
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Dal sito amico catechisti.it una persona ha chiesto:


Il mio don vuole che insegni ai bambini terza e quinta elem.tra le altre cose anche le varie formule della fede:virtù teologali e cardinali, i misteri della fede,le opere di misericordia spirituale e corporale, i precetti della chiesa ecc. ecc..
Non so come partire per spiegarle, non vorrei che imparassero solo a memoria come si faceva una volta, avete qualche suggerimento,scheda o altro? ho visto delle presentazioni, ma non dispongo di computer alla catechesi e alcune mi paiono difficili da far comprendere ai bambini.
Grazie e buona settimana


Ritengo che una risposta pubblica possa aiutare anche altri che leggono a trarne buon profitto....[SM=g1740717]

mmmmm senza un PC difficile darti una mano a distanza.....

non so se hai la possibilità di recarti ad una libreria salesiana (non le paoline) ELLEDICI, oltre alla "guida per Catechisti" hanno anche molto materiale singolo fatto in piccoli libretti che possono aiutarti....

Vediamo da qui che si può fare.....

Intanto dividi gli argomenti:

Le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità....
- dai precetti della Chiesa...
- dai misteri della fede, ecc....

Intanto è bene che imparino anche a memoria.... è come per le tabelline, se non le imparano a memoria, poi da grandi hanno difficoltà con i conti l'importante è che nell'imparare a memoria venga suscitato in loro l'interesse....

Per esempio: le virtù teologali possono essere associate alla scuola guida
per poter guidare una macchina occorre superare l'esame di teoria e di pratica, ergo studiare e poi mettere in pratica quello che si è studiato....altrimenti non si ha la patente di guida....
quindi:
la Fede: è come per l'esame di guida, bisogna credere nelle proprie capacità ma anche nell'istruttore che nel caso catechistico è Gesù il Maestro....che attraverso l'istruttore (il Catechista) insegna a muovere la macchina...
la Speranza: è come per l'esame di teoria, bisogna sperare di poter superare l'esame che ti chiede se hai veramente capito di cosa stiamo palando e, nel nostro caso, se abbiamo capito in cosa dobbiamo sperare e per la quale speranza Gesù è venuto nel mondo....
la Carità: è la pratica, la patente del Cristiano..senza la patente non si può guidare.. non basta infatti aver imparato a guidare, bisogna stare attenti ora a non mettere sotto nessuno, attenti a non creare incidenti, usare la macchina anche per scopi umanitari, di gentilezza, accompagnare qualche anziano, spostarsi con gli amici anche per andare a pregare in qualche Santuario, ecc...

Ecco, io usai questo schema....facendo poi fare un cartellone con le indicazioni stradali e segnaletiche verso luoghi oscuri (divieto) e luoghi solari ( strade percorribili), con le dovute soste (indicazioni di chiese e ospedali o qualche parente anziano da visitare, anche un cimitero....)

Spero questo possa tornarti utile

[SM=g1740734]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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8/15/2011 8:27 PM
 
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A. Rodriguez: Si spiega meglio cos'è la purezza d'intenzione

Argomento: Combattimento spirituale
Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.


TRATTATO III. DELLA RETTITUDINE E PURITÀ D'INTENZIONE CHE DOBBIAMO AVERE NELLE OPERE NOSTRE
***

CAPO XI. Si dichiara meglio la rettitudine e purità d'intenzione che ha da essere nelle opere nostre.

***

1. Nei ministeri non mirare al successo, ma alla volontà di Dio.

2. Così fanno gli Angeli Custodi riguardo a noi.
3. Dio premia, non secondo il frutto, ma secondo la perfezione dell'azione.
4. I due e cinque talenti.
5. Applicazione.
6. La dottrina è convalidata.

***


   1. Si suole dare un avvertimento molto buono a quei che trattano coi prossimi, intorno a quello a cui hanno a mirare nelle opere e nei ministeri loro; con che altresì si dichiara assai bene quanto pura ha da essere la nostra intenzione nelle opere, e quanto schiettamente e semplicemente abbiamo da cercar Dio in esse. Ed è dottrina questa dei gloriosi Padri e Dottori della Chiesa Girolamo, Gregorio e Crisostomo, come vedremo. Ci dicono essi: Quando metti mano a qualche opera, affine che da essa ne provenga un qualche generale o particolare profitto dei prossimi, mm guardare principalmente al frutto e al buon successo dell'opera stessa, ma a fare in essa la volontà di Dio. Di maniera che, quando udiamo confessioni, quando predichiamo, quando insegniamo non abbiamo principalmente da guardare se si convertono, se si emendano e se fanno profitto le persone colle quali trattiamo, o quelle che confessiamo, o a cui predichiamo; ma a far in quell'opera la volontà di Dio, e farla quanto meglio possiamo, facendo quanto è dal canto nostro per piacere a Dio. Il successo poi della tal opera, cioè che l'altro realmente si èmendi e cavi frutto dall'opera nostra, non dipende questo da noi, ma da Dio. «Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio è quegli che ha dato il crescere» (I Cor. 3, 6). Il piantare e l'innaffiare, dice l'Apostolo, è quello che possiamo fare noi altri, come appunto fa l'ortolano; ma il crescere delle piante, il produrre gli alberi frutto, non è cosa che faccia l'ortolano, ma la fa Dio. Il frutto delle anime, che escano dal peccato, che si convertano e crescano in virtù e perfezione, questo sta in mano di Dio. Il valore e la perfezione dell'opera nostra non dipendono da questo.

   Ora questa purità d'intenzione abbiamo noi da procurare che sia nelle opere nostre; e a questo modo la nostra intenzione sarà molto pura e noi godremo gran pace; poiché chi si porta in questa maniera non si turba nelle opere sue quando per qualche via gli viene impedito e reso impossibile il successo che si proponeva dell'opera buona: perché egli non metteva in questo il suo fine e il suo gusto, ma nel fare in essa la volontà di Dio, e nel farla quanto meglio poteva per piacere a Dio. Ma se tu quando predichi, odi le confessioni, o tratti negozi stai coll'animo molto attaccato all'esito e al fruttò di codesta tua opera buona, e metti in questo il tuo principale fine, allora, se per qualche via ti verrà impedito l'effetto del tuo desiderio; ti turberai e verrai così a perdere alcune volte, non solo la pace del cuore, ma anche la pazienza, e forse passerai più oltre.


   2. Il nostro santo Padre Ignazio (RIBAD. lib. 5, c. 11) dichiarava questa cosa con un esempio, o similitudine molto buona. Sapete voi, diceva, come abbiamo da portarci noi nei ministeri nostri coi prossimi? Nel modo con cui si portano gli Angeli Custodi con quelli che dalla mano di Dio ricevono sotto la loro cura e direzione. Essi, quanto dal canto loro mai possono, li avvisano, li avvertono, li difendono, li reggono, li illuminano, li muovono, li aiutano al bene; ma se essi usano male della loro libertà e diventano ribelli e ostinati, non si angosciano per questo né si attristano, non ne ricevono fastidio né dolore, né perdono un punto della beatitudine che hanno, godendo Dio. Anzi dicono quelle parole registrate in Geremia: «Abbiamo atteso a curare Babilonia, e non si è lasciata risanare; abbandoniamola» (Ier. 51. 9). Nello stesso modo abbiamo noi altri da usar tutti i mezzi possibili per cavar dal peccato i nostri prossimi e per farli profittare; ed indi, quando avremo fatto con diligenza il debito nostro, ce ne abbiamo da restare con molta pace della nostra anima, e non perderci d'animo per restarsene l'infermo con la sua infermità, senza voler esser risanato.


***

   3. Quando i discepoli ritornarono da predicare molto contenti, perché avevano fatte cose miracolose e scacciati i demoni, Cristo nostro Redentore rispose loro: «Non vi rallegrate di questo, ma rallegratevi perché i nomi vostri stanno scritti nel cielo» (Luc 10, 20). Non ha da dipendere l'allegrezza vostra da questi successi, ancorché siano sì buoni; ma guardate voi se fate opere, per le quali meritiate che il vostro nome si scriva nel regno dei cieli: guardate se nel vostro ufficio fate quello che dovete; e in questo avete da fondare l'allegrezza e contentezza vostra. Ché codesti successi, conversioni e miracoli magari non vanno a conto vostro; e il premio e la gloria che vi si ha da dare non ha da essere relativamente a questo, ma relativamente alla qualità e maniera della vostra fatica, convertansi gli uomini e profittino, o non lo facciano.
   E questo si vedrà chiaramente dal contrario. Se si facesse gran frutto e si convertisse tutto il mondo colle vostre prediche e coi vostri ministeri, e voi non camminaste come dovete, a che tutto questo vi gioverebbe? Come leggiamo nel Vangelo, che disse Cristo nostro Redentore (Matth. 16, 26). Or nello stesso modo, se farete quello che dovete, ancorché nessuno si converta, non sarà perciò minore il vostro premio. Avrebbe poco da star contento certamente l'Apostolo San Giacomo, se il suo premio fosse dipeso da questo e se in questo avesse egli avuto da fondare la contentezza sua, dicendosi che non convertì se non sette o nove persone in tutta la Spagna; eppure non meritò meno per questo, né piacque meno a Dio che gli altri Apostoli.


***

   4. Di più abbiamo in questo un'altra gran consolazione, che viene in conseguenza da quel che si è detto; ed è che non solo non ci domanderà conto Dio se si è fatto molto frutto, o no; ma né anche ci domanderà conto se abbiamo fatta la predica molto eloquente e la lezione molto dotta. Non ci comanda Dio tal cosa, né consiste in questo il nostro merito; ma quello che Dio mi comanda e vuole da me è che io faccia quel che so e quanto è dal canto mio, secondo il talento che ho ricevuto; se poco, poco; se molto, molto; e con ciò resta egli molto soddisfatto. «A chi è stato dato assai, sarà domandato assai» (Luc. 12; 48); e a chi poco, poco.
    Dichiara molto bene questa Cosa S. Giovanni Crisostomo commentando quella parabola dei talenti. Domanda egli: qual è la ragione per cui il servo che guadagnò due talenti, ricevé lo stesso premio che ricevé quegli che ne guadagnò cinque? Quando il padrone cominciò a dimandar conto dei talenti che aveva distribuiti ai suoi servi, dice il sacro Vangelo che si fece innanzi quegli che ne aveva ricevuti cinque, e disse: Padrone, tu mi desti cinque talenti; ecco che io ne ho guadagnati ed accresciuti altri cinque. A cui il padrone disse: «Bene sta, servo buono e fedele, perché nel poco sei stato fedele, ti farò padrone del molto; entra nel gaudio del tuo Signore» (Matth. 25. 21). Si fece poi innanzi quegli che aveva ricevuto due talenti, e disse: Padrone, tu mi consegnasti due talenti: ecco che ne ho guadagnati ed accresciuti altri due. A cui il padrone rispose colle medesime parole, promettendo gli lo stesso premio promesso a quello che aveva guadagnati i cinque talenti. Qual è la ragione di questo? Risponde il Santo: Con gran ragione; perché l'aumentar uno cinque talenti, l'altro due soli, non fu perché l'uno fosse stato più diligente e l'altro meno; ma perché ad uno furono dati cinque talenti, coi quali potesse raddoppiarne ed accrescerne altri cinque; e all'altro non ne furono dati più di due: ma tanta diligenza usò questi, quanto quegli: e tanta fatica pose l'uno in far quel che poté dal canto suo con quello che ricevette, quanto l'altro; e così poté meritare e ricevere il medesimo onore e premio (S. Io. CHRYS. in Gen. hom. 41, n. 1).


***

   5. Questa dottrina, così nettamente insegnata dal Santo, è molto utile e di gran consolazione, perché si può applicare a tutte le cose e a tutti gli uffici e ministeri. Se uno si affatica e usa tanta diligenza, quanto un altro in quello che se gli commette, può meritar tanto quanto l'altro, ancorché non faccia tanto. Pongo per esempio: se io mi affatico tanto in predicare sgraziatamente, quanto tu in predicar bene; può essere che io meriti tanto quanto tu, e anche d'avvantaggio. Lo stesso è negli studi: ancorché quegli sia uno studente debole, e tu buono; ed egli impari poco, e tu assai; può essere che colui meriti più nel poco che impara, che tu nel molto. Ed il medesimo è in tutti gli altri uffici, purché, ben inteso, ciò non dipenda da trascuraggine e colpa. Ancorché io non faccia il tale o tale ufficio con quella squisitezza con cui lo fai tu, e le mie forze e il mio talento non arrivino a tanto; potrà darsi che io meriti più nel poco che fo, che tu nel molto che fai. E aiuterà grandemente questa considerazione a fare che né gli uni si insuperbiscano, né gli altri si avviliscano e si perdano d'animo.


***

   6. Questa è anche dottrina di S. Gerolamo sopra la medesima parabola. Con uguale ilarità ed onore, dice il Santo, accolse il padrone quello che portò quattro talenti, e quello che ne portò dieci; perché Dio non guarda tanto alla quantità del guadagno, quanto alla volontà, alla diligenza e alla carità, con cui si fa l'opera (S. HIER. in Matth. 25, 14). «Le offerte fatte a Dio, piacciono a Lui, non per il pregio che in sé hanno, ma per l'amore con cui si fanno», dice Salviano (SALV. Adv. avar. l. 1, n. 10) che è lo stesso che dice S. Gregorio (S. GREG. Hom. 5, n. 2): «più riguarda Dio il cuore, che il dono». E così può uno piacer più a Dio con minori opere, che un altro con più, se le fa con maggior amore.
    Nel che risplende molto la grandezza di Dio, ché nessun servizio, per grande che sia, è grande nel suo cospetto, se non è grande l'amore con cui se gli offre. Poiché qual necessità può avere dei nostri beni chi non può crescere in ricchezze né in altro bene? «Che se opererai giustamente, che donerai a lui, o che riceverà egli dalla tua mano?» domanda Giobbe (Iob, 35, 7). Quello che egli vuole e stima è l'essere amato, e che noi altri facciamo quello che possiamo dal canto nostro. E lo vediamo apertamente e tocchiamo con mano in quelle due piccole monetelle che offrì quella vedova del Vangelo (Marc. 12, 43-44; Luc. 21, 3-4).

 Stava Cristo nostro Redentore sedendo presso al Gazofilacio (che così era chiamata quella cassetta posta nell'atrio del tempio, nella quale la gente metteva le sue elemosine) e venivano quei Farisei e quei ricconi, alcuni dei quali vi dovevano mettere monete d'argento, e altri forse qualche moneta d'oro. Una povera vedova vi pose due monetelle piccoline, e subito Cristo, rivolto ai suoi discepoli, disse loro: «In verità vi dico che. questa povera vedova ha dato più di tutti, poiché tutti hanno dato di quel che loro sopravanzava; ma costei del suo necessario ha messo tutto quel che aveva, tutto , il suo sostentamento» (Marc. c. 12, 43-44). Ora, dice S. Giovanni Crisostomo (S. IO. CHRYS. In ep. 1 ad. Cor. hom. 3, n. 5), nello stesso modo si comporta Dio con quelli che predicano, che studiano, che s'affaticano e fanno altri ministeri ed uffici per suo servizio; non guarda tanto a quello che fanno, quanto alla volontà, all'amore e alla diligenza con cui lo fanno.

 
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1/31/2012 10:41 PM
 
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[SM=g1740733]Cerchiamo di approfondire meglio che cosa è LA CARITA'..... un termine oggi usato anche come slogan ma spesso in modo inappropriato, strumentalizzato, qualcuno usa la Carità quale compromesso alla fede, alla dottrina, persino alle stesse pratiche delle virtù.....

Buona meditazione... e si noti come il testo accomuna argomenti e temi di grande attualità, nonostante sia del 1886... si, 1886, ma è anche la dimostrazione che la sana e vera dottrina non teme il tempo, è eterna.... e vale in ogni epoca, per ogni generazione.... [SM=g1740722]
Per correttezza alla fatica di trascrizione,  chiedo solo la carità... di pubblicare questa fonte a coloro che piacendo tal testo, lo vorranno pubblicare altrove.... e di evitare di estrapolare singoli passi per fargli dire il contrario di ciò che dice....

LA CARITA'
fonte: La Chiesa Cattolica - la sua dottrina - Vol.II - con Imprimatur Vescovile - Trieste 1886

Mescolato anch'io con gli Apostoli, nel Cenacolo, sentirò quelle dolci parole di Gesù, Dio nostro: < amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi > (Gv.15,12).

Orazione per ottenere la vera Carità

Fatemi conoscere, o Gesù amatissimo, la Carità inesauribile con la quale amaste e amate ciascuno di noi, anche il più miserabile. Fatemi penetrare intimamente il comando dell'autentica Carità che Voi ci avete dato, testimoniata e vissuta in pienezza, che Voi avete fatto di tal Carità il segno distintivo della Missione della Santa Chiesa, segno distintivo dei Vostri Discepoli nel servizio alla Chiesa.
Datemi lume per conoscere il pericolo della falsa carità la quale, offuscando quella vera, si ridurrebbe ad un falso perbenismo, rischiando persino di non più praticar la vera Carità che mi vuol martire per amor Vostro, martire per la missione della Chiesa, martire per la propaganda dell'unica e vera fede Cattolica.
Datemi un pò del Vostro ardente amore, sì che abbia ad infiammar il mio cuore di ardente Carità, sciogliendo il ghiaccio che lo intrappola, sì da riempirlo di Voi, e sentirlo d'infuocar di passione donde cominciar a vivere di vera Carità: per Voi, mio Dio; per la Santa Chiesa, per il Sommo Pontefice, per i Divini Sacramenti, per la santa  Dottrina, per i divini Comandamenti, per i Santi e gli Angeli, per l'Augusta mia Regina, la Vostra Santissima Madre, ed ancor ardere per il prossimo, per i peccatori, per gli ammalati e i sofferenti, per i carcerati e gli oppressi, per gli orfani, le vedove, i poveri, i tribolati e per le Anime Sante del Purgatorio, ed anche per i ricchi, per i Sacerdoti, i Vescovi e i Catechisti, i Diaconi e i Missionari, tutti coinvolgici affinché veniamo a voler conoscere la grande pratica della divina Carità.
Amen

Il sommo Magistero della Santa Chiesa ha individuato nel tempo diversi tipi di Carità e che maternamente Essa ci viene a dispiegare.

1. Carità soprannaturale

L'amore per il prossimo si fonda principalmente sulle ragioni della fede e sul desiderio della grazia; in questo mio prossimo ho il dovere soprannaturale della grazia di veder il volto di Cristo, un tralcio della Vite Divina; se battezzato anche un membro del Corpo Mistico di Cristo, se ancora non battezzato, un figlio di Dio per il quale devo desiderare l'ardente Carità della grazia battesimale. Riguardo a ciò, conscia del mandato del proprio Fondatore: "Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, docentes eos servare omnia, quaecumque mandavi vobis. Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi. / Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo." (Mt.28,19-20), la Santa Chiesa manda, invia i suoi missionari per il mondo ad esercitare questa Carità soprannaturale. Il Collegio di Propaganda Fide, fondato dal Pontefice Papa Gregorio XV (a.D.1622), e rafforzato da tutti i suoi Successori, educa ancora oggi giovani di tutte le Nazioni e somministra degli abili Sacerdoti alle Missioni, tante sono le forme suscitate dallo Spirito Santo perché provvedessero alla Carità soprannaturale, ne vogliamo ricordare qualcuna tanto raccomandata dai Pontefici: le tante pie associazioni di fedeli laici impegnati come la Leopaldina, quelle Mariane e quella di Lione, in esse si raccolgono fondi onde soccorrere ai bisogni delle Chiese per la propagazione della santa Fede e per il mantenimento di intere famiglie bisognose.

2. Carità universale

La Carità universale non conosce confini, barriere, differenze di lingue, razze o culture, come abbiamo specificato sopra. Essa raggiunge tutti i confini della terra per portare Colui che è Somma Carità, l'Elargitore di ogni carità, il Procuratore di tutti i doni e di ogni Bene. Il nostro primo dovere è quello di un amore generale, universale, uguale,  intero per tutti i nostri fratelli e sorelle sparsi nel mondo, ma ancor più somma Carità è rivolgersi a quei fratelli e sorelle che ancora non hanno conosciuto il Procuratore di tal grande Bene, Nostro Signore Gesù Cristo. Nessuna antipatia o particolare simpatia deve animare questa Carità universale, che va data senza eccezioni, senza distinzioni, ma da guardar solo bene che in questa Carità vi sia la pienezza di Colui che l'ha a noi donata: Gesù, Nostro Signore, Dio! "Il successo dei missionari cattolici - disse un pastore protestante (opera Hettinger pag.76, 1869) - proviene dal fatto che essi penetrano con assoluta abnegazione del loro essere, anche a sprezzo della propria vita, nel più interno ed intimo tessuto sociale dei paesi pagani, si assimilano col popolo in mezzo al quale vogliono agire, ma non fanno compromessi con le loro dottrine, ed ottengono influendo sui cuori il principio della conversione a Cristo: io, vedendo per l'opposto un missionario evangelico dimorare comodamente con moglie e  figliuoli in case eleganti, a pensare come primo lavoro di mantener bene la propria famiglia anziché pensare alle cose di Dio, me ne dovetti veramente vergognare..."
In mezzo agli eretici, ai pagani, la Chiesa non può spiegare tutta la sua attività e tutta la sua dottrina, ma è proprio coll'esempio che essi portano frutto, la Carità universale è così espressa con fede ed opere, coll'evidenza dei fatti e dei suoi dommi, colla semplice maestà del suo Culto, colla carità che da ogni suo fare traspira, ed il Signore  benedice ogni sua impresa.

3. Carità umile

Siamo tutti servitori, ma nessuno è indispensabile, siamo servi "inutili" (Lc.17,7-10). Servi di Dio, ma anche indegni di stare in compagnia degli amici prediletti di Gesù: i poveri, gli afflitti, i carcerati, i malati, gli orfani, le vedove, i perseguitati, i sofferenti... Mi sento davvero l'ultimo nella Casa del Signore? Stimo tutte le altre membra più di  quanto non stimi me stesso? Porgo la dovuta riverenza ai miei superiori anche quando so che stanno sbagliando? Porgo la dovuta attenzione al superiore che sta cercando di correggermi nei difetti? La vera Carità umile è anche quella pia pratica che si esercita nel consigliare i dubbiosi, facendo attenzione a non parlare con superbia; è consigliare sui Comandamenti e sulla sana dottrina, facendo molta attenzione ad essere innanzi tutto testimoni nella pratica di così grande dottrina e nei Comandamenti, e non solo a parole onde evitare di svergognare la Carità dando una falsa testimonianza di se stessi. E' falsa Carità e per nulla umile quando , invece, si vuol tacere di correggere coloro che hanno intrapreso delle strade sbagliate e, si dice per esempio: per senso di carità non parlo! E' di fatto codardia, oppure paura, oppure ignoranza della fede, o peggio apostasia, è falsa carità ed è falsa umiltà soffocare la fede lasciando che l'errante prosegua la sua strada verso il baratro, come ci ammonisce il Profeta Ezechiele (cap.3, 16-21): "Si autem tu commonueris impium, et ille non fuerit conversus ab impietate sua et a via sua impia, ipse quidem in iniquitate sua morietur, tu autem animam tuam liberasti. / Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato."

4. Carità disinteressata e devota


La Carità è un atto di gratuità senza alcun interesse, l'unico interesse (che è desiderio prima di tutto di Gesù Cristo) è quello che tale Carità porti il bisognoso a conoscere il Procuratore del nostro Sommo Bene, il Salvatore nostro Gesù Cristo che gratuitamente si è donato portando e procurandoci ogni vero bene. Il servo buono e devoto e veramente disinteressato è colui che esercita questa Carità, la carità in nome di Gesù Cristo, e per questo non si procura altri interessi né verso se stesso, né verso le proprie utilità, né per i propri piani, né per i propri progetti, egli è quel servo devoto e fedele che tutto arde di Carità Ecclesiale.  Ancora, la Carità disinteressata e devota è  quella raccomandataci dall'Apostolo San Paolo "Alter alterius onera portate et sic adimplebitis legem Christi./ Portate i pesi gli uni degli altri per adempiere la legge di Cristo" (Gal.6,2), così questa Carità si attua quando siamo pronti ad aiutare le altre membra, a cooperare con i Chierici, a servire i Pastori anche quando non ne riceverò alcuna gratificazione. Dicono i Santi che essere vera Carità disinteressata significa diventare il "facchino della comunità Ecclesiale", dire "sì" alle legittime richieste dei superiori e dei fratelli, è muoversi come fece la nostra Augusta Regina quando, incinta del Verbo Divino, scese per portare sollievo e sostegno alla cugina Santa Elisabetta...

5. Carità misericordiosa

Dice San Francesco di Sales: " Se una azione ha cento lati cattivi e uno solo buono, dobbiamo fare di tutto per sforzarci di guardarla da quello buono", la prima tentazione invece ci spinge a sottolineare tutti gli aspetti negativi, ma un autentico atto di Carità misericordiosa è proprio quello di perseguire l'unico lato buono, farlo emergere in modo tale che i cento lati cattivi lentamente perdano spessore fino a cancellarsi.
Occorre correggere la propria inclinazione ed allontanare dalla mente il giudizio prettamente sfavorevole. Altro atto di questa forma di Carità è il compatire i difetti e le miserie altrui, pur non tacendo, dove fosse necessario, di rigettarne i peccati, ma piuttosto amorevolmente soccorrere il tal fratello e sorella in modo da far sentire in loro tutta la compassione del Cristo. E' indispensabile che si applichi tale Carità misericordiosa perdonando le offese ricevute, le parole e le osservazioni pungenti, anche quando queste fossero state fatte senza ragione alcuna, ricordando le parole del Cristo: "Estote misericordes, sicut et Pater vester misericors est./ Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc.6,36), e senza dimenticare il perdonare settanta volte sette (Mt.18,22). Evitate di imprigionare il vostro cuore nelle inutili amarezze e risentimenti, allontanate da voi i sospetti e le vendette. Se vi è da correggere qualcuno, lo si faccia con bontà, con umiltà, con tatto e somma prudenza, con il pudore, facendo passare ogni parola attraverso il Cuore misericordioso di Gesù, mai dimenticando che ogni Anima, come quella di un bambino, è uno strumento delicatissimo che il Signore pone nelle nostre mani non per tiranneggiare, ma per servire.

6. Carità paziente e mansueta

Questo tipo di Carità rafforza in noi l'autentica umiltà.
Sopportare le persone moleste, perdonare i difetti altrui, sorvolare sulle piccole mancanze degli altri, sopportare gli inconvenienti della vita, i caratteri noiosi, irritanti, pungenti o capricciosi... in sostanza si tratta di evitare inutili contrasti, noiose querele, piccoli litigi che potrebbero sfociare in liti omicide, o avanzare con asserzioni esagerate e personali da fare delle proprie idee delle verità assolute perfino comportamentali. Quando si è stanchi e affaticati, è meglio evitare ogni discussione, Gesù ci richiama a metterci in disparte, con Lui: "Et ait illis: “ Venite vos ipsi seorsum in desertum locum et requiescite pusillum ”. Erant enim, qui veniebant et redibant, multi, et nec manducandi spatium habebant./ Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò". Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare." (Mc.6 30-34).
Infine il cosiddetto Inno alla Carità dell'Apostolo San Paolo, ci richiama ai doveri di questo esercizio: "Caritas patiens est, benigna est caritas, non aemulatur, non agit superbe, non inflatur, non est ambitiosa, non quaerit, quae sua sunt, non irritatur, non cogitat malum, non gaudet super iniquitatem, congaudet autem veritati; omnia suffert, omnia credit, omnia sperat, omnia sustinet. Caritas numquam excidit. / La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine." (1Cor.13,1-13)

7. Carità delicata

Questa forma di Carità è quella più visibile nelle comunità, negli Ordini Religiosi, i Santi ne hanno parlato molto.
La prima attuazione è nell'avere attenzione con le persone con le quali si vive. Sforzarsi di rendere la croce degli altri più leggera e la vita meno pesante.... e questi consigli possono tornare utili anche agli sposi, persino nelle carceri, negli ospedali, nei ricoveri per gli anziani: una società civile che si prodigasse nel sollevar le croci degli altri e nel rendere la vita meno litigiosa, procurerebbe una sana civiltà.
La Carità delicata esulta nel successo degli altri membri della comunità più dei propri, e si presta a sottolineare i successi ottenuti dai fratelli più deboli anziché lodarsi dei propri. Questa Carità ci spinge a soffrire con chi soffre, condivide le pene altrui, le malattie e le afflizioni, i lutti come vivendoli in prima persona, e subito pronti a portar loro conforto, spendendosi in parole ed opere, con atti di generosità. Questa Carità deve riflettersi in ogni Cattolico il quale non vive nella Chiesa come in una società esteriore, civile o politica, ma vive in essa come il ramo che riceve nutrimento e vita dall'albero, è membro di un Corpo santo, perciò il Cattolico la chiama ben a ragione sua "Madre - la Santa Madre Chiesa" imperciocch'essa lo partorisce, lo rigenera, mediante il Battesimo, lo alleva, lo educa, lo risana, ne mai finisce di aiutarlo. Per questo un vero Cattolico ha come dovere di vivere questa Carità delicata prima di tutto nei confronti della Santa Chiesa, che se egli non facesse di questa Carità alla Chiesa sua Madre, come potrebbe rivolgersi con autentica carità verso il prossimo?

8. Carità cortese e amabile

Questa forma di Carità è quella più visibile nei Santi, si esprime soprattutto nei modi di parlare evitando ogni modo rozzo, sgarbato, duro, vendicativo, superbo soprattutto quando, correggendo, si è nel giusto nei rimproveri.... Questa Carità ci spinge a domandar perdono, immediatamente, quando in qualche modo si è ecceduti nel parlare offendendo, disgustando, trascurando la sensibilità dell'altro. Inoltre è Carità cortese ed amabile quando, trovandoci di fronte ad un torto subito, non lo allunghiamo con inutili dispute ma piuttosto, si accettano subito le scuse e si ringrazia! E si ringrazia anche se le scuse non le riceviamo, perdonando anche se siamo stati offesi. E' Carità amabile non parlare mai male degli assenti, o dissentire su ogni cosa, e se son richiesto della mia opinione, è bene darla con umiltà e cortesia procurando di lodare ciò che c'è di buono (leggi punto 5) secondo il monito di san Francesco di Sales e rifugiandosi in risposte dotte ed ecclesiali, senza mai censurare totalmente indicando, laddove fosse possibile, il miglioramento che potrebbe giovare ad una disputa in corso.

9. Carità sincera

Essere sinceri è sempre più difficile, ed essere sinceri nella Carità lo è ancora di più. Si tratta di eliminare da ogni parlare e pensiero ogni possibile doppiezza che spesso è formata dal desiderio di rendere del bene ma mettendoci del proprio, e questo genera l'ambiguità e fa prevalere i propri desideri. Occorre fare attenzione alle simulazioni ed alle dissimulazioni, specialmente quando si vuole parlare di Dio e della Propaganda della Fede retta. E' fondamentale che qualora altri avessero la possibilità di leggere i nostri pensieri, o i nostri affetti, o potessero vedere come questi sono messi nell'animo nostro, non dovrebbero vedervi nulla che possa loro scandalizzare, nulla di  cui dovremmo poi vergognarci.... Il Nostro Signore Gesù Cristo vive nella Chiesa Cattolica la quale in Lui, per Lui e con Lui compie la propria missione santificatrice, e prepara l'umanità a quel dì, quando, chiusa la giornata di lavoro, il padrone della vigna purgherà la sua aia, ragrumerà il suo frumento nel granaio e abbrucerà la paglia col fuoco inestinguibile... (cfr Lc.3,17).

10. Carità lieta

La gioia e la lietizia è tipico dell'insegnamento dei Santi! Si narra di Santi che piangevano per i peccatori, non dormivano e facevano digiuni e penitenze nel segreto, ma quando parlavano con loro erano lieti e gioiosi nel trovar parole di conforto che un Dio si era tanto prodigato per portare la Salvezza e il perdono! La Carità lieta è l'ansia e premura di seminare intorno la gioia del perdono, la gioia della Presenza del Divin Salvatore, l'amore di fomentare l'unione Ecclesiale nella Persona di Cristo, Somma Verità Incarnata, davanti al Sommo Pontefice il Suo Vicario in terra preposto a governar ed a custodir le Leggi eterne. Inoltre con questa Carità le ricreazioni e il divertimento diventano vero rinnovamento dello spirito: senza lamenti, critiche e mormorazioni, allusioni indelicate; domande seccanti o umilianti, senza rinvangare piccoli torti, senza appesantire il fardello della vecchiaia alle persone più anziane escludendole dalla ricreazione, evitando amicizie particolari o crocchi particolari; evitando pettegolezzi o pensieri impudichi venendo meno al senso del pudore, evitando di monopolizzare la conversazione, ridere in modo smodato o sguaiato, evitando di interrompere chi sta parlando per mettersi in mostra, sforzandosi di vedere nell'altro il Volto di Dio....

11. Carità particolare

Questa Carità riepiloga un pò il senso di quanto abbiamo riportato negli altri aspetti.
E' Carità particolare quel praticare un atto verso gli infermi, i carcerati, gli anziani, i moribondi, gli ospiti, verso coloro nei quali avvertiamo un senso di antipatia, oppure che ci hanno offeso. Seppur dovrebbe essere carità quotidiana, essa è particolare in quanto, applicandola, verrebbe ad alimentare le nostre virtù correggendo proprio i nostri peggior difetti. E' Carità particolare rivolgersi agli eretici, agli infedeli, ai pagani. Questa Carità è tipica della Santa Chiesa perché solo in Essa vi è salvezza, nessuna proposizione fu più di questa combattuta dagli eretici: la chiamano intolleranza papistica e furibondo fanatismo, ma si sbagliano.
Questa forma di Carità è particolare perché Nostro Signore Gesù Cristo volle istituire con la Sua Chiesa un mezzo sicuro, ed efficace per trasmettere la Salvezza. Quando la Chiesa insegna questa Salvezza non intese mai dire che tutti gli altri che non appartengono alla Chiesa siano come eternamente dannati o perduti... ma solamente dice che la sola Chiesa di Gesù Cristo ha la potenza di condurre gli uomini alla certezza della salvezza. I mezzi per conseguire l'eterna salute sono quelli ordinari, ma anche quelli straordinari: i mezzi ordinari sono nelle mani della Chiesa e sono i suoi Divini Sacramenti, quelli straordinari sono nelle mani di Dio  e sono quelli che la Chiesa definisce "strade misteriose che conducono a Dio", tuttavia anche i mezzi straordinari si muovono in modo ordinato che ha nella Divina Eucaristia, la Santa Messa, il suo principio motore, e poi le Preghiere della Chiesa e dei fedeli, specialmente il santo Rosario. La Santa Chiesa vive, insegna ed applica la Carità particolare, tenendo bene a mente l'insegnamento dell'Apostolo Paolo ai Romani 12, 9-14 o quando sollecita: " Tu autem, quid iudicas fratrem tuum? Aut tu, quare spernis fratrem tuum? Omnes enim stabimus ante tribunal Dei; scriptum est enim:“ Vivo ego, dicit Dominus, mihi flectetur omne genu, et omnis lingua confitebitur Deo ”. Itaque unusquisque nostrum pro se rationem reddet Deo. Non ergo amplius invicem iudicemus, sed hoc iudicate magis, ne ponatis offendiculum fratri vel scandalum. /
Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, poiché sta scritto: "Come è vero che io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua renderà gloria a Dio". Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello. " (Rm.14,10-13)
Scrive Sant'Agostino: "L'uomo non può aver salute se non nella Chiesa Cattolica. Fuori della Chiesa può trovare tutto, tranne la salute: può avere autorità, può anche possedere il Vangelo, può tenere e predicare la fede col nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, ma in nessun luogo, se non nella Chiesa potrà trovare salvezza"  (Sermone ad Caesariens. Eccl. prebem. n.6).
Che nella Chiesa vi sia questa Salvezza è perciò la Carità particolare che il Signore Gesù Cristo ha voluto consegnare ad Essa.

***

La tesi di Rousseau, che ai fanciulli non s'abbia a parlar di di Religione fino a che il loro intelletto non si sia sviluppato quanto basta per giudicarne, è un vero assurdo e che mette in pericolo l'esercizio della Carità; da questo assurdo ne seguirebbe che, come la immensa maggioranza del genere umano non arriva mai a tanto sviluppo mentale da poter giudicare in fatto di Religione, così la immensa maggioranza degli uomini debba passare tutta la vita senza istruzione religiosa, senza la Carità.
S'aggiunga senza timore che, ammessa la esistenza dell'Essere Supremo, non è permesso all'uomo di attendere l'età adulta per tributarGli il Culto, l'Onore, l'Adorazione come, del resto, ciò che è onore e rispetto, nonchè la conoscenza, viene preteso dai fanciulli nei confronti di un re, di un imperatore, di un alto funzionario della nazione.
L'istruzione religiosa deve dunque cominciare dalla prima fanciullezza, quando l'anima non ancora travagliata da passioni mondane, è capace di accogliere senza contrasti la verità e vi deve continuare in un graduale sviluppo armonioso, così come al fanciullo, a buona ragione, gli si insegnano i doveri civili ed a rispettar la legge nel solo vedere un gendarme in divisa.
E' Carità della Chiesa rifuggere dall'essere accuratamente discussa, ch'Essa anzi, dicea Tertulliano ai gentili (apolog.adv.gent.) ciò la Chiesa domanda, "che senza esame non la si condanni", solo si richiede l'uso onesto della ragione, e l'uso sincero della Carità.

***

[SM=g1740738]
[Edited by Caterina63 1/31/2012 10:50 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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